Non so se i primi clown professionisti, proprio italiani, sapessero già di essere più potenti di tante medicine, quando sin dai primi del 900 iniziarono a visitare i pazienti degli ospedali.. No, non lo so se pensassero ai problemi di stitichezza o a quelli della tosse.. molto più probabilmente avevano invece in mente i bimbi che soffrivano e pensavano a come, con dolcezza e simpatia, si potesse donare loro attimi di gioia e serenità. Iniziarono allora a frequentare le pediatrie delle prime strutture sanitarie, magari prima o dopo i loro spettacoli circensi itineranti, recandosi dai piccoli pazienti “con le scarpe grosse ma in punta di piedi” (come ricorda Margherito)

Oggi la clownterapia non è più una novità: efficace per migliorare lo stato psicologico dei pazienti, li aiuta ad affrontare con spirito positivo le terapie mediche e la degenza, contribuendo anche a distendere notevolmente il rapporto con il personale medico.

Così, in breve tempo, dagli Stati Uniti alla Francia e passando persino dalla Svizzera, le associazioni e i movimenti di clownterapia si sono moltiplicati e diffusi su tutto il territorio.. Organizzati in gruppi, preparati da corsi di formazione a diversi livelli e stimolati da continui stage di aggiornamento, i clown di corsia oggi li potete trovare in molti ospedali italiani, con la loro allegria e la loro buffa e divertente comicità.

Molti pensano che fare beneficenza e poter donare sia un privilegio di pochi. Ci sono invece mille modi per rendersi utili.. c’è chi elargisce effettivamente denaro, sovvenzionando tanti progetti stupendi.. ma c’è anche chi dona la sua professione e il suo mestiere, come ad esempio i medici che si recano nelle missioni umanitarie.. c’è poi chi dona la sua innata capacità di far ridere, mettendola a disposizione degli altri, come il claun.

Tra le tante associazioni che praticano la clownterapia, ce ne sono infatti alcune composte esclusivamente da volontari non professionisti che decidono di essere pagliacci semplicemente per la gioia di scoprire che ognuno di noi “può donare qualcosa, sia pure un sorriso” e non per fare della clownterapia una vera e propria professione (iniziativa per altro lodevolissima e degna di tutto rispetto, nell’ambito della quale molti professionisti comunque fanno nel loro tempo libero anche i volontari).

Il claun si caratterizza e si distingue perciò per unire alla clownterapia lo spirito della volontarietà (non ha sponsor, si autofinanzia e trascorre il suo tempo libero tra gli ammalati senza chiedere all’ospedale alcun contributo), divenendo così il testimone quotidiano dei positivi influssi della terapia del sorriso: e donare un sorriso diventa lo scopo di questi ragazzi che puntualmente ogni settimana indossano la loro divisa, un camice rigorosamente variopinto e l’immancabile naso rosso, per trasformarsi in veri e propri “volontari della gioia” in corsia.

I claun in ogni loro “servizio” utilizzano armi e strumenti insoliti ma molto apprezzati non solo dai bambini ma anche dai più grandi: centinaia di sculture realizzate con i loro coloratissimi palloncini (cagnolini, fiori, coccinelle e lumachine donati ai pazienti e ai loro parenti), gag e favole per i più piccini, giochi di micromagia e illusionismo… e poi scenette comiche, spettacolini improvvisati e tutto quanto possa allietare la degenza in ospedale.

Si riuniscono prevalentemente in associazioni ONLUS senza fini di lucro che operano con finalità esclusivamente sociali e umanitarie, attraverso l’istituzione e l’organizzazione della figura del “Volontario-Clown” (prima volontari, appunto, e poi clown) che svolge servizi presso i vari reparti di ospedali, case di cura, ambulatori medici, case di riposo per anziani, comunità di disabili, comunità di bambini, pellegrinaggi; ecc.

E infatti questi claun oramai da tanti anni visitano le pediatrie e i reparti ospedalieri di varie città, nelle quali sono poi organizzati in veri e propri gruppi o associazioni i cui nomi evocano il loro spirito claunesco che li guida.

I claun hanno l’obiettivo di diffondere il pensiero positivo, la speranza, la gioia e l’amore per il prossimo: ogni fine settimana, perciò, un camice variopinto e un naso rosso testimonia l’impegno di chi visita i degenti delle strutture sanitarie, a partire ovviamente dalle pediatrie, luogo d’azione privilegiato di questi volontari.