l’esperimento

La «magia» serve anche
per recuperare le abilità motorie

I giochi di prestigio stimolano i bambini con disabilità fisiche a fare ogni giorno gli esercizi

MILANO – Ogni giorno i soliti noiosi esercizi di riabilitazione per poter riuscire ad aprire una porta o a vestirsi da soli. I bambini non ne non sono particolarmente felici. Quasi tutti, però, sono attratti dai giochi di prestigio. Se utilizzati a scopo terapeutico possono affinare le loro abilità motorie, secondo un nuovo studio israeliano. Una combinazione insolita ma che può diventare “magica”. Almeno così è accaduto all’Università di Tel Aviv. «I bambini con disturbi motori o emiplegia (una forma di paralisi dovuta a danni nelle zone del cervello che controllano il movimento dei muscoli) devono fare esercizi di routine con le mani e i polsi per recuperare funzioni fondamentali che permettono di aprire una porta, tirare su la lampo o abbottonare la camicia», spiega la dottoressa Dido Green, che ha iniziato la sua ricerca all’ospedale pediatrico «Evelina» di Londra.

RISULTATI – «Avevamo intuito che i “trucchi magici” possono avere effetti sorprendenti nei bambini con problemi motori. Con l’aiuto di prestigiatori professionisti, abbiamo insegnato a 9 bambini giochi di prestigio con palle di spugna, elastici e carte. Ebbene, i piccoli non solo li adorano ma desiderano farli ogni giorno, perché si divertono». Uno stimolo accattivante, dunque, per convincerli a eseguire gli esercizi. I risultati dello studio, che sarà pubblicato a breve su una rivista scientifica di settore, sono significativi: 10 minuti al giorno per 4 – 6 settimane hanno dato ottimi risultati. I movimenti richiesti per imparare i trucchi aiutano non solo a riacquistare le abilità fisiche, ma anche ad aumentare l’autocontrollo. Ma lo studio prosegue: i ricercatori coinvolgeranno un gruppo più consistente di bambini inglesi e israeliani per approfondire i benefici dei giochi di prestigio sullo sviluppo motorio. «Cercheremo di capire attraverso la risonanza magnetica se c’è un impatto a livello neurologico. Una delle cose che misureremo è la “plasticità” del cervello per verificare come cambia l’attività delle diverse aree cerebrali in seguito agli esercizi», dice Green.

IL COMMENTO – «Mai come in un programma di riabilitazione il terapista deve lavorare in stretto rapporto con il paziente, utilizzando tutto ciò che può servire a stimolarlo – afferma David Fletzer, presidente della Simfer, la Società italiana di medicina fisica e riabilitativa -. Gli stimoli devono essere accattivanti: vale per gli adulti e ancor più per i bambini. La riabilitazione israeliana è all’avanguardia, ma anche quella italiana è lungimirante. Da noi sono molto diffuse, per esempio, metodiche di cromoterapia per stimolare e motivare i piccoli pazienti in modo che raggiungano miglioramenti terapeutici».

Maria Giovanna Faiella
30 marzo 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA