16 giugno 2009

Ciao a tutti. Oggi è il 20 aprile 2009.
Per molti  Abruzzesi lo sguardo è congelato all’alba del 6 aprile 2009.
Io, fisso il mio sull’ennesimo sorriso paterno e rassicurante
del nostro Presidente del Consiglio,
che campeggia sul paginone centrale de Il Centro, quotidiano locale
e che ancora una volta (pure quando un minimo di decenza richiederebbe
moderazione), fa sfoggio di capacità  ed efficienza facendo grandi promesse
nella speranza che si dimentichi il prima possibile (si sa gli italiani hanno
memoria moooolto corta), che fino al 5 aprile nel meraviglioso piano casa che
si intendeva varare a imperitura soluzione della crisi economica, di norme
antisismiche nemmeno l’ombra.

Vi scrivo da Colle di Roio (AQ) uno dei paesini
colpiti dal sisma del 6 aprile 2009.

Il mio paese.

Trovo molto difficile
fare ordine nel turbinio di pensieri che mi gonfiano la testa, ma ci proveò.
E scrivo questa nota percé credo che solo uno strumento quale la rete permetta di conoscere altre verità, senza mediazioni se non dell’autore.

Il nostro
campo è abitato da circa trecento persone, distribuite in una quarantina di
tende. Tornati da una vacanza mai iniziata, assieme a Pierluigi, abbiamo
cercato di dare un contributo alle attività  di gestione della tendopoli che,
nel frattempo, (era passata già  una settimana dall’inaspettato evento), era
andata sviluppandosi.

Come sapete non sono un tecnico, nè ho una qualche
esperienza di gestione logistica e di personale in situazioni di emergenza e
quanto vi racconto può essere viziato da uno stato di fragilità  emotiva
(immagino mi si potrà  perdonare). Il fatto è, che a fronte di uno sforzo
impagabile profuso da molte delle persone presenti nel nostro campo, (volontari
della protezione civile, della croce verde/rossa, vigili del fuoco, forze di
polizia etc…), inarrestabili fino allo sfinimento, ci siamo trovati, o
sarebbe meglio dire ci siamo purtroppo imbattuti, nella struttura ufficiale
della Protezione Civile stessa e nel suo sistema organizzativo.

La splendida
macchina degli aiuti, per quanto ho visto io, poggia le sue solide e certamente
antisismiche basi, sulle spalle e sulle palle dei volontari; il resto da’
l’impressione di drammatica improvvisazione. E non percé non si sappia
lavorare o non si abbiano strumenti e mezzi, ma semplicemente ed a mio parere, percé si è follemente sottovalutato il problema fin dall’inizio.

Se vero che
il terremoto non é prevedibile é altrettanto vero che tutte le scosse
precedenti (circa trecento più o meno violente prima dell’inaspettato evento)
dovevano rappresentare un serio monito.
Percé non è servito il fatto che due
settimane prima del sisma alcuni palazzi presenti in via XX settembre a
L’Aquila, poi miseramente sventrati, erano già  stati transennati perché le
scosse che si erano susseguite fino a quel momento (la più alta di 4° grado,
quindi poca cosa…) avevano fatto cadere parte degli intonaci e dei
cornicioni…

Una persona minimamente intelligente, a capo di una struttura
così grande quale la protezione civile, avrebbe dovuto schierare i propri
uomini alle porte della città , come un esercito, pronto a qualsiasi evenienza.
Ed invece mi trovo a dover raccontare che le prime venti tende del nostro campo se le sono dovute montare i cittadini del paese
(ancora stravolti del sisma),
con l’aiuto di una manciata di instancabili volontari, che manca un
coordinamento tra i singoli gruppi presenti, che la segreteria del campo (che
cerchiamo di far funzionare), è rimasta attiva fino a ieri con un Pc portatile
di proprietà  di mia proprietà , acquistato “sia mai dovesse servire”, e con
quello di un volontario; che siamo stati dotati di stampante e telefono ma per
la linea Adsl (in Italia ancora uno strano coso…) stiamo ancora aspettando e
quello che siamo riusciti a mettere in piedi è merito dell’intelligenza di
qualche giovane del posto e dei suoi strumenti tecnici; che abbiamo dovuto
chiamare chi disinfettasse e portasse via mucchi di vestiti percé arrivati
sporchi e non utilizzabili; che  fino dieci giorni dal sisma avevamo un
rubinetto per trecento persone, nessuna doccia, circa 20 bagni chimici e nessun
tipo di riscaldamento per le tende.

Vi ricordo che in Abruzzo ed a L’Aquila
in particolare la primavera fatica ad arrivare e che anche in queste notti la
temperatura continua ad essere prossima allo zero. Non ci si può quindi
stupire che molte persone, la maggior parte delle quali anziane (e non tutte
con la dentiera…), cocciutamente ed in barba alle direttive che vietano di
rientrare nelle case, continuano a fare la spola dalla tenda al bagno di casa.

Potreste obbiettare che tutto sommato e visti i risultati raggiunti nel
seguire più di quarantamila sfollati questi problemi sono inevitabili e bisogna
solo avere pazienza. Condivido il ragionamento.

Quello che mi lascia stupito,
che la gente non sa e che gli organi di informazione si guardano bene dal dire
è che tutta la macchina si basa all’atto pratico, sulla volontà  ed il cuore di
persone che lasciano le loro case e le loro famiglie e che non pagate, cercano
di ridare un minimo di dignità  e conforto a chi, a partire dalla propria
intimità , ha perso tutto o quasi. La protezione civile che molti immaginano
(alla Bertolaso per intenderci) non esiste nei campi, almeno non nel nostro. I
volontari si alternano, perché obbligati ad andarsene dopo circa 7 giorni.

Cosa comporta tutto questo?

Che ogni settimana si vedono facce nuove con la
necessità  di ricominciare a conoscersi ed imparare a coordinarsi, che il capo
campo cambia anche lui con gli altri e quindi può avere esperienza o meno, che
spesso, ed è il nostro caso, la gestione di alcune attività  è¨ affidata ai
terremotati perché non viene inviato personale apposito, con inevitabili
problemi, invidie acrimonie e litigate tra…poveri.

Volete un esempio
cristallino della disorganizzazione?

La nostra psicologa, giunta al campo per
propria cocciuta volontà , è rimasta anche lei solo una settimana. Vi immaginate quale può essere l’aiuto ed il sostegno che una persona addetta può dare e  quale fiducia può riscuotere per permettere alle persone di aprirsi, se cambia con cadenza domenicale???
A questo si aggiungano l’inesperienza di molte
persone (spesso e per fortuna sconfitta dalla volontà  di far bene) e le tristi
e umilianti dimostrazioni di miseria umana che ci caratterizzano e che
risultano ancora più indecenti ed inaccettabili in casi di emergenza.

Qualcosa di buono però ragazzi l’ho imparato.

Ho imparato che per la
richiesta di materiale devo inviare un modulo apposito e che a firmare lo
stesso non deve essere il capo campo, la cui responsabilità , fortuna sua, è
solo quella di gestire trecento vite, trecento anime, più tutti coloro che ci
aiutano dalla sera alla mattina, ma serve il visto del Sindaco, oppure del
presidente di circoscrizione oppure di un loro delegato (pubblico ufficiale).
Noi dopo aver speso due giorni per individuare chi dovesse firmare questi
benedetti moduli, sappiamo che dobbiamo prendere la macchina e quando serve (ovviamente più volte al giorno), raggiungerlo al comune.

Un’ultima noticina.

Due giorni fa la Protezione civile si è riunita con gli esperti, ed ha
ritenuto che non vi siano motivi di preoccupazione relativamente alle dighe
abruzzesi (la terra trema ogni giorno). Ora ricordandomi che analoga sicurezza
era stata espressa all’alba di una scossa di quarto grado e pochi giorni prima
che il nostro inaspettato evento facesse trecento morti e azzerasse l’economia
e la vita di migliaia di persone…ho provveduto, poco elegantemente, ad
eseguire il noto gesto scaramantico…

Però dei regali li ho ricevuti.

Sono
le lacrime di molte delle persone che hanno lavorato alla tendopoli, trattenute
a stento nel momento dei saluti; sono le parole e gli sguardi dei vecchi del
paese, che mescolano dignità  e paura, coraggio e rassegnazione, senza mai un lamento.

Un’altra cosa.

Vi prego chiunque di voi possa, prenda il treno
l’aereo o la macchina e si faccia un giro per L’Aquila e d’intorni. Le
tendopoli non sono tutte come quelle a Collemaggio. Scoprirete il livello di
falsità  che viene profuso a piene mani dagli organi di comunicazione oramai
supini e del livello di indecenza del ns presidente del consiglio che prima con
lacrime alla cipolla e poi con sorrisi di plastica distribuisce garanzie e
futuro a chi, vivendo in tenda e saggiando sulla pelle la situazione sa, che
sono tutte palle.

I morti sono serviti subito per mostrarsi umano e vicino
alle famiglie, ma ora è meglio dimenticarli in fretta..Via via..nessuna
responsabilità , nessun dolo. I pm sono dei malvagi.. ricostruiamo in fretta..
forza la vita e bella, vedrete, tra un mese sarete tutti a casa… Conoscete i
nomi delle famiglie che doveva ospitare nelle sue ville?

Le virtù umane
travalicano gli eventi, le sue miserie non hanno confini.

Se volete vi prego
fortemente di inviare questa mail a quanti vi sono amici. La stampa nazionale
si è guardata bene dal pubblicarla.

Un saluto a tutti.

Laura